Si fa sempre più strada quello che sarà il principale filone delle cause del ventunesimo secolo: il diritto all’oblio – ossia il diritto a essere cancellati dalla rete e dalla miriade di bit che la compongono – è ora al passo decisivo, grazie anche a una importante pronuncia della Cassazione di ieri [1].
Innanzitutto, cos’è il diritto all’oblio: il diritto di ogni reo, che abbia già scontato la propria condanna, a veder cancellato il proprio nome dalla cronaca relativa al fatto criminoso ormai passato. Una notizia che indichi il sig. Mario Bianchi come responsabile di un furto di una mela o dell’omicidio del proprio vicino di casa non può essere riproposta quotidianamente sui giornali, quando la vicenda abbia perso l’interesse pubblico e non sia più attuale.
Questo perché – per quanto possa inorridire i giustizialisti – la pena esaurisce ogni punizione per il colpevole. Non possono esservi altre sofferenze per il reo se non quelle previste dalla legge. E non vi è dubbio che nessun reinserimento sociale sarebbe possibile per l’ex malvivente se la comunità viene posta nella condizione perpetua di collegare il nome di questi al suo passato criminoso.
Immaginiamo che una legge preveda l’obbligo, per chiunque riporti una condanna, giusta o ingiusta, recente o remota, civile, penale o anche amministrativa (si pensi a un divieto di sosta), di camminare con un cartello addosso con scritto “Sono stato condannato”.
Internet potrebbe essere proprio questo nel momento in cui offre la possibilità a tutti, una volta pubblicata una notizia su un giornale online, di reperirla in perpetuo, attraverso una semplice ricerca su un motore come Google.
Il web si trasformerebbe allora in una gogna elettronica a vita.
Così, come viene imposto alla carta stampata di non ripubblicare notizie ormai trascorse, anche sulla rete vi deve essere la stessa previsione.
Inoltre, se questo discorso vale nel caso di soggetto dichiarato colpevole, a maggior ragione deve valere, come nel caso deciso ieri dalla Cassazione [1], quando l’indagato sia stato successivamente prosciolto dall’accusa (si trattava di un amministratore locale coinvolto nello scandalo “Tangentopoli”, poi scagionato). Anche in questo caso [2] il comando della Suprema Corte è categorico: il giornale online deve cancellare la pagina contenente il nome dell’interessato. Né si potrebbe scaricare – ricorda sempre la Cassazione – tale obbligo sul motore di ricerca: in quanto Internet Service Provider, quest’ultimo è neutrale e non responsabile per la condotta dei singoli siti.
Colpisce invece verificare come la richiesta di cancellazione, dal ricorrente inoltrata, in prima battuta, al Garante della privacy, sia stata da quest’ultimo rifiutata e soprattutto rigettata dal Tribunale di primo grado il quale, dimostrando una poca manualità con il web, ha detto che, effettuando una ricerca in rete con i principali motori di ricerca, bei si sarebbe potuto ricostruire lo storico della vicenda giudiziaria, favorevole al ricorrente.
Così la Cassazione ha ordinato alla testata giornalistica di aggiornare il racconto dei fatti, dando conto dell’avvenuto proscioglimento dell’indagato.
L’articolo è la copia speculare dell’originale in:
[2] A rigor di logica giuridica, ritengo non si debba più parlare di diritto all’oblio, non essendo stata riportata alcuna condanna, bensì di tutela della privacy e diritto alla rettifica.
(“La Legge per Tutti” è un portale che spiega e traduce, in gergo non tecnico, la legge e le ultime sentenze, affinché ogni cittadino possa comprenderle. I contenuti di queste pagine sono liberamente utilizzabili, purché venga riportato anche il link e il nome dell’autore).
Sito amministrato dallo Studio Legale Avv. Angelo Greco (www.avvangelogreco.it). Nell’ambito del diritto civile, svolge consulenza alle imprese, diritto della rete e diritto d’autore, diritto dei consumatori, privacy, procedure espropriative.
Commento di Massimo Penco
Finalmente un portale giuridico che si avvicina a tutti e si fa capire non me ne abbiano i numerosi Avvocati che ci seguono ma parlarsi addosso non serve a nessuno complimenti ad Angelo. Sul merito non c’è nulla da dire è un problema che riguarda tutti noi che purtroppo non rigarda slo casi come questo ma l’intera memoria che si porta dietro Internet ne ho parlato spesso a convegni e anche su queste pagine http://www.cittadininternet.it/?p=1060 . Purtroppo la Cassazione nulla può nel mondo globale di Internet qualcosa possiamo fare tutti noi in via preventiva affidando ad Internet lo stretto indispensabile essendo coscienti che esistono due fenomeni che rappresentero con due slides il resto per chi ne ha voglia è qui:https://apps.facebook.com/slideshare/slideshow/7244070?from=slidespacevio
Come conseguenza e visto che la Cassazione non potrà far nulla si dovrà pensare al proprio SUICIDIO DIGITALE:
Voglia di rimettersi in forma, depressione e disturbi psichici, malattie terminali e disfunzioni sessuali rappresentano i più potenti stimoli all’acquisto di “medicinali” online, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto proporzioni allarmanti, anche in Italia. Oltre un italiano su tre acquista farmaci su siti internet apparentemente affidabili e dai contenuti formalmente ben curati e spesso provvisti di certificazioni sanitarie in bella mostra. Nella stragrande maggioranza dei casi, il commercio farmaceutico su web consente di bypassare la procedura della prescrizione del farmaco, anche quando obbligatoria. Dopo la morte della 28enne di Barletta, causata dall’assunzione di un reagente chimico presente in un farmaco acquistato su Internet, scoppia il caso.
“L’incremento dell’uso di Internet consente ai consumatori di acquistare materiale contraffatto direttamente, consapevolmente o meno, senza doversi rivolgere a intermediari”, spiega Robert Rutt, direttore del National Intellectual Property Right (IPR), “se un affare sembra troppo conveniente per essere vero, più probabilmente quello che si sta vendendo non è il prodotto autentico”. La contraffazione dei medicinali non è una semplice truffa, non costituisce solo furto di proprietà intellettuale, come spiega Rutt, ma è un attentato alla vita, e la probabilità che, in seguito ad un acquisto sconsiderato, ci si veda recapitare un prodotto diverso da quello atteso, ovvero non testato, contraffatto, inquinato, spesso pericoloso, è molto alta e comporta rischi che non possono essere sottovalutati. La vendita di medicinali via Internet ha sviluppato un mercato vastissimo, che – stando ai dati rilevati dalle forze dell’ordine – genera un traffico di 150 volte superiore a quello della droga, e se si considera che le stesse fonti stimano che ben il 50% di tali medicinali sia contraffatto, si può comprendere con quale urgenza sia necessario intervenire per regolamentare la proliferazione delle farmacie online.
Ad oggi soltanto i governi di Inghilterra, Germania e Olanda si sono preoccupati di emanare una normativa ad hoc, mentre nel resto d’Europa si attende il recepimento della direttiva comunitaria in materia di distribuzione farmaceutica approvata nel febbraio del 2011, che dovrebbe compiersi, ex lege, entro l’agosto del 2012. La normativa stabilisce che la regolamentazione del traffico di farmaci online passi attraverso l’individuazione da parte della stessa Unione Europea di una serie di farmacie online autorizzate al servizio di vendita al pubblico via Internet, che siano riconoscibili in tutta Europa grazie all’adozione di un logo comune da esibire obbligatoriamente. In ognuno degli Stati membri tutte le farmacie autorizzate saranno collegate ad uno stesso sito web centrale, mentre i siti centrali nazionali saranno a loro volta collegati ad un unico sito europeo. Il sistema prevede inoltre l’introduzione di codici di sicurezza da apporre su ogni singola confezione a garanzia della identificabilità e dell’autenticità del farmaco in essa contenuto.
Quello predisposto dall’Unione è dunque un dispositivo di legge che prende atto dell’inarrestabilità di un fenomeno destinato a diffondersi in maniera crescente, e che va risolto non attraverso l’ “ostracizzazione” delle farmacie dalla rete, bensì attraverso una adeguata regolamentazione che gli consenta di dispiegarsi solo nei suoi aspetti utili: basti pensare alle migliaia di cittadini non autosufficienti o inabili, temporaneamente o permanentemente, a recarsi in farmacia per acquistare medicine, oppure al vantaggio economico che qualunque tipo di pubblico potrebbe trarre attraverso l’acquisto sicuro di prodotti medicinali via Internet. Il problema reale connesso a questo sistema normativo è la lentezza – quando non inadempienza – con la quale il nostro paese risponde all’obbligo di recepimento delle direttive comunitarie.
La Convenzione Medicrime del Consiglio d’Europa, firmata nell’ottobre del 2011, ha inoltre introdotto sanzioni penali in caso di crimini farmaceutici, ma entrerà in vigore soltanto quando cinque Stati, di cui tre membri dello stesso Consiglio d’Europa, l’avranno ratificata. Per ora, dunque, le azioni di contenimento del traffico illegale di farmaci in Italia sono successive e affidate non a leggi che regolino preventivamente il fenomeno limitando le azioni illegali, bensì alle autorità di polizia competenti, che, attraverso l’intercettazione dei dati registrati dai server dopo gli avvenuti pagamenti online, e le indagini per rintracciare le sostanze contraffatte, portano a termine sequestri di centinaia di migliaia di medicinali contraffatti all’anno. Tuttavia, come dimostrano gli eventi più recenti, questo sistema non garantisce che tali interventi siano sempre abbastanza tempestivi da prevenire i rischi e gli esiti più tragici. Non si tratta di griffe copiate, di tablet di seconda mano acquistati a prezzi stracciati: quando si assumono prodotti chimici di origine non sicura, un risparmio di pochi euro può costare la vita. E questo, comunque, non è mai un affare.
Vanno inoltre ricordati i risvolti sociali connessi al traffico illegale di sostanze medicinali contraffatte. Se infatti in principio la maggior parte dei traffici farmaceutici online aveva ad oggetto la “pillola blu”, seguita dalle ormai note pillole dimagranti, oggi il fenomeno si è esteso praticamente a tutti i medicinali, con particolare riferimento agli antidolorifici e agli antitumorali. Non è raro che malati, talvolta terminali, si appellino disperatamente alle promesse di guarigione o attenuazione delle loro sofferenze provenienti dai rivenditori di sostanze illegali in rete. Non cadiamo, però, nella trappola di chi vorrebbe confondere l’irresponsabilità di cinici ed impietosi contraffattori e venditori, mossi da soli interessi economici, con quello che è invece il mezzo, non soggetto attivo, attraverso il quale vengono espletate queste azioni criminose. Internet è un veicolo di informazione e di comunicazione libero, un ineguagliabile fornitore di servizi ed una inesauribile fonte di contenuti; ha migliorato la qualità della vita di tutto il mondo industrializzato e ha messo in comunicazione le più distanti aree del globo accorciando distanze che solo pochi decenni fa sembravano incolmabili. Non è dunque da imputare alla rete l’uso criminoso che ne fanno i suoi stessi fruitori.
Un avvenimento importante di cui nessuno si occupa ad esclusione degli adetti hai lavori eppure è una cosa come tante che dovrebbe riguardare tutti noi, ma come ogni cosa che ci viene concessa gratuitamente, la usiamo e basta, qualche “persona di buona volontà se ne occuperà” e farà in modo che funzioni sempre, “IO la uso e basta non ne capisco nulla è la classica frase ! Questo putroppo è l’attegiamento della stragrande maggioranza di noi. Non sta a me a dirlo, ma invece debbo farl,o non c’è nulla di più sbagliato ci si ribella solo se qualcosa ci viene tolto o limitato, non possiamo essere noi o io a cambiare le cose, Internet è nata ed ancora è libera se la tolgono o la limitano non fatemi dire te l’avevamo detto.
Fatta questa doverosa premessa andiamo sull’argomento cosa è l’IPv6 è la nuova versione del protocollo IP, il protollo IP è quella serie di numeri che indicano un sito web per fare un esempio il sito del nostro BLOG www.cittadininternet.it è in effetti il numero (protocollo) IP è: 62.149.140.169 un pò come il numero telefonico di ognuno di noi e come i numeri telefonici non sono infiniti visto che riguardano tutto il mondo ed all’invezione di Internet non si era proprio pensato che avrebbe avuto uno sviluppo così vasto. L’originale protocollo si è evoluto in varie versini attualmente è in uso la versione 4 che era esaurita come set di numeri molto tempo fa si dato via alla versione 6 già sperimentata molti anni orsono per dare un idea la versione 6 del protocollo IP può contenere 655 571 miliardi di miliardi di indirizzi IP univoci. L’adozione su vasta scala di IPv6 e quindi del formato per gli indirizzi IP risolverebbe senz’altro il problema dell’esaurimento degli indirizzi IPv4. Gli ultimi cinque blocchi /8 di indirizzi IPv4 sono stati assegnati dallo IANA il 3 febbraio 2011.[1][2][3] Tutti possono provare la compatibilità del proprio sito web o quello di altri al protocollo IPv6 cliccando in questo link, tutti sono invitati a promuovere questo evento cruciale per l’intero sistema di comunicazione globale di Internet inserendo la coccarda dell’evento dell’8 Giugno 2112. Qui si può vedere il fantastico aumento verticale dei partecipanti all’ IPv6.
Roma, 27 Marzo 2012 – Dopo quattro anni di lotta Cittadini di Internet contro la PEC incassano le scuse del Mediatore Europeo che non si astiene di bacchettare l’unione Europea Con lettera del 26 Marzo 2012P a quattro anni dalla presentazione della denuncia alla commissione Europea da parte dell’associazione Cittadini di internet firmata anche da ADICONSUM ed ANORC Il Mediatore chiede scusa all’associazione bacchetta la Commissione Europea a lettere cubitali “Il Mediatore conclude che il modo in cui la Commissione ha gestito la domanda di conferma del denunciante nel caso di specie è stato caratterizzato da una serie di errori e lacune. Sarebbe pertanto di grande utilità che la Commissione prendesse in considerazione iniziative tese a evitare tali errori e lacune in futuro.
La prego di accettare le mie scuse per il tempo che ha richiesto il completamento di questa indagine.” il testo allegato.
Non sono sicuramente soddisfatto dichiara, Massimo Penco Presidente dell’associazione, Tutta questa vicenda dimostra semmai che anche la scorciatoia dell’Unione Europea è una strada lunga da percorrere, ma noi non demordiamo. Del resto la molteplicità dei provvedimenti legislativi fatti per rendere la PEC made in Italy il sistema di comunicazione legale in Italia non hanno fatto altro che ingessare completamente il sistema rendendolo difficile da capire ed applicare, non mi meraviglia quindi che la stessa Unione Europea sia in estrema difficolta a giudicare una situazione come questa unica nel suo genere non solo in Europa ma nel Mondo. Fortunatamente a qualcosa siamo riusciti, dice ancora Penco, la Legge n° 2/2009 art.16/6 sancisce un alternativa ” alla PEC made in Italy ma successivamente, a norma approvata, lo stesso governo precedente a provveduto di fatto a bloccare l’applicazione della stessa rimandandola ad un regolamento che doveva essere emanato a fine 2009 e come al solito non è stato fatto stiamo ora discutendo con una serie d’interpelli il Ministero dello Sviluppo che sembra essere recettivo dei problemi riguardanti la PEC rinviando ancora una volta l’obbligatorietà della stessa al 30 Giugno pv e risolvendo il non banale problema delle piccole imprese che possono ora non richiedere la PEC utilizzando quella del Commercialista . Abbiamo chiesto un incontro dopo alcuni scambi di normali email, ” e non PEC !!…” ai quali ci è stato risposto, prima del scadenza per evitare, il reiterare della denuncia alla Commissione Europea dovuta in quanto numerosi dispositivi di legge sono usciti fuori dopo la presentazione della stessa, non ultimo il decreto sulle semplificazioni appena varato. Tutti sanno che il tentativo di Brunetta di dare una PEC detta anche CEC PAC a tutti i cittadini Italiani è fallito miseramente con un costo per i contribuenti di oltre 50 Milioni di Euro ( la gara vinta !!!??? da Poste e Telecom Italia). I professionisti hanno cercato e cercano in tutti i modi di evitare l’acquisto di una casella PEC, Il 60% delle Imprese non anno ancora una casella PEC la stessa Pubblica amministrazione che doveva essere la prima ad averla e restia non solo a pubblicarla nei propri siti WEB ma ad adottarla, anche questo frutto di una approfondita indagine dell’associazione. Per la Giustizia molte sono le remore ed i timori sull’uso della stessa.
Ma non basta Oggi siamo Entrati in possesso di un documento dove la massima autorità Italiana delle comunicazioni dichiara la PEC incompatibile:
Chi lo dice un parere dell’autorevole ISCOM l’Istituto Superiore delle Comunicazioni la Massima autorità del settore Italiana in materia. A seguito di un intervento della nostra Associazione dichiara Massimo Penco Presidente di Cittadini di Internet che da anni lotta contro la PEC. Il Ministero della Sviluppo Economico chiede Lumi all’ISCOM che dice chiaramente in una sua nota allegata alla presente : “La PEC non è dunque interoperabile e, proprio perché non basata su uno standard internazionale, non è integrata in alcuni software commerciali di gestione della posta come, ad esempio, Microsoft Exchange Server.” . Mi sembra che ormai non ci siano dubbi La PEC made in Italy è il frutto di un idea tutta Italiana che sta facendo si che il sistema dell’E-goverment Italiano abbia un sistema autarchico “unico al Mondo per la sua incompatibilità, complicanza ed assurdità” Un record al contrario mentre il governo annuncia semplificazioni non si accorge che sta portando avanti una cosa impossibile la Posta Elettronica Certificata made in Italy. Si parla di conflitto di competenze tra organi dello Stato per un qualcosa che non avrebbe bisogno di nulla la stessa ISCOM dice: “La IETF (Internet Engineering Task Force) ha elaborato un “Internet standards track protocol” (RFC 3798) per la posta elettronica, che, analogamente, garantisce le funzionalità 1) e 2) ( conferma ricezione email ndr) e, a differenza della PEC non implica la creazione di un sistema centralizzato per la gestione degli aspetti di sicurezza. Di fatto lo standard può essere implementato utilizzando i software commerciali di gestione della posta.” In sostanza perché crearsi mal di testa ed infrastrutture allucinanti come la PEC made in Italy mentre nel mondo esistono standard operativi che funzionano dice ISCOM. Cittadini di Internet lo ha chiesto con due interpelli al Ministero che speriamo non tradiscano se stessi visto che ISCOM è proprio un organismo del Ministero dello Sviluppo Economico sostiene Cittadini di Internet con l’ultima lettera al Ministero.
Con Maurizio Reale, stiamo cercando di mettere su nella nostra associazione un gruppo di lavoro per la riforma della giustizia. Un progetto pazzesco, ma sembra che l’attuale Ministra Severino stia cercando un approccio che va verso la direzione giusta, quello dell’uso della tecnologia, per arrivare non solo a far funzionare la macchina asfittica della giustizia in Italia ma anche cercare di risparmiare la montagna di soldi che è letteralmente gettata via ogni anno, anzi ogni giorno senza risolvere nulla. Crediamo profondamente che l’utilizzo delle nuove tecnologie se usate e messe a disposizione in modo organico e intelligente possano sicuramente risolvere il problema e ridurre costi che hanno dell’allucinante, al contrario se queste sono usate in modo, non coretto, i costi e le disfunzioni aumentano. Ogni anno sentiamo la solita cantilena, ormai da oltre cinquanta anni, come dimostra in modo crudo, anche se in chiave comica il film di Totò che ho scelto per questo pezzo. All’inaugurazione dell’anno giudiziario uno snocciolare di cifre e situazioni oppure da Pannella sui carceri con vari scioperi della fame, sete, senza raggiungere alcuno scopo, salvo negli anni qualche amnistia che non è la soluzione al problema. Cercheremo nel nostro piccolo di dipanare la matassa aggrovigliata, suggerendo soluzioni in base alla nostra competenza partendo da uno dei fili che altro non è che la parte finale tragica di una procedura giudiziaria che per quasi 70 mila persone è finita con un arresto e la reclusione, processati o no. Non vogliamo anche noi parlare di situazioni carcerarie insostenibili, di morale, sono davanti agli occhi di tutti del resto, dal 1952 anno del film di Totò, a oggi mi sembra poco sia cambiato se mai abbiamo peggiorato. Parleremo e suggeriremo provvedimenti in base ai costi insostenibili e alle lunghezze delle procedure che rappresentano un costo enorme, anche quello anche in funzione a cosa si stia facendo splendidamente descritto da Maurizio con l’articolo che segue dove in base al nuovo decreto svuota carceri si pensa di aver iniziato a risolvere il problema. A mio avviso è l’ennesima “toppa” che si mette su una camera d’aria ormai piena di buchi non più da rattoppare ma da cambiare totalmente.
Maurizio, fa i conti di quanto costino a tutti i cittadini Italiani il mantenimento in carcere dei detenuti, questa purtroppo è solo la punta dell’iceberg, nella nostra inchiesta in corso di elaborazione cercheremo di capire quanto costa la filiera della giustizia in Italia cioè stabilire quanto costa arrivare ad incarcerare una persona e quanto costa provare a mandare in prigione una persona, analizzando i vari costi connessi alla giustizia alle forze di polizia perizie e intercettazioni telefoniche e ovviamente i procedimenti penali nei vari gradi di giudizio, ma soprattutto cosa fare per spendere meno usando le nuove tecnologie come ad esempio il braccialetto elettronico dove abbiamo già speso (senza nessuna gara pubblica 110 milioni per 8 braccialetti ???!!! ), per il momento la Ministra Severino s’informa sulla tecnologia del processo telematico chissà !
Se la riforma della Giustizia comincia da qui…
Del Decreto Legge 22 dicembre 2011, n. 211 (convertito in Legge 17 febbraio 2012, n. 9) recante “Interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri” e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 2012, tutto può dirsi tranne che sia, come dai più è stato “volgarmente” definito, un decreto svuota-carceri.
Alle parole e alle opinioni di coloro che si sono favorevolmente espressi a seguito dell’introduzione di tale decreto ritengo sia opportuno lasciare spazio ai numeri.
E allora vediamoli questi numeri e vediamo se in effetti, la misura adottata può veramente considerarsi svuota-carceri o quanto meno un punto di partenza veramente utile per salvare il carcere dallo stato di degrado in cui attualmente si trova.
Alcuni numeri sul sistema penitenziario italiano (fonte).
Numero degli istituti penitenziari in Italia: 206
Capienza degli istituti penitenziari: 45.572
Numero dei detenuti: 67.510
Dei 67.510 detenuti: 37.395 con condanna definitiva
28.457 in attesa di giudizio di primo grado
7.698 in attesa del giudizio d’appello
4696 in attesa della sentenza
I costi:
ogni giorno i cittadini italiani spendono Euro 7.615.803 ossia Euro 113 per ogni detenuto.
Di questi Euro 98,95 vengono spesi per il personale, Euro 4,03 per il funzionamento delle strutture, Euro 3,35 per le spese d’investimento (edilizia, mezzi di trasporto ecc.), Euro 6,48 per il mantenimento dei detenuti.
Significativa l’osservazione di Riccardo Polidoro, Presidente della ONLUS “Il Carcere Possibile” il quale denuncia che solo 11 centisimi vengono spesi per il trattamento di riabilitazione del detenuto!
Il Decreto Legge 22 dicembre 2011, n. 211 si poneva quale obiettivo quello di risolvere o quanto meno porre in gran parte rimedio al disumano sovraffollamento dei 206 istituti penitenziari del nostro Paese.
A mio modesto avviso ritengo che tale “rimedio” sia assolutamente insignificante per la risoluzione, anche parziale, del sovraffollamento in quanto è stato previsto che il numero dei reclusi interessati dal detto provvedimento e che quindi, a seguito dello stesso, lasceranno gli istituti penitenziari, sia appena di 3.800 sugli oltre 67.000 ad oggi presenti!
E’ mai pensabile, infatti, che una riduzione di circa 4.000 detenuti possa modificare, migliorare o risolvere il problema?
Assolutamente no e ciò che sconcerta è che tali numeri fossero sicuramente noti anche al Ministro della Giustizia Paola Severino che ha non solo proposto l’intervento normativo ma anche sostenuto che lo stesso fosse indispensabile per porre rimedio ad una situazione non più tollerabile per un Paese civile quale è il nostro. La stessa a tal proposito ha dichiarato di «sentirsi caso mai più colpevole delle morti in carcere per suicidio che delle conseguenze di un decreto che dovrebbe contribuire a salvare il carcere dallo stato di degrado in cui attualmente si trova»….(fonte)”.
Su tale dichiarazione non posso esimermi dal porre una domanda al Ministro Severino:
Signor Ministro… se veramente (e credo nella sua buona fede) si sente maggiormente responsabile quando viene a sapere dei suicidi in carcere, veramente crede che la nuova norma, alla luce dei numeri oggettivi e relativi alla situazione delle strutture penitenziarie del nostro Paese, sia quanto di più logico è utile per la risoluzione del problema?
La Moltiplicazione dei pani e dei pesci, L’articolo di GUIDO SCORZA, non poteva essere più azzeccato ed in sintonia con il bel film di Fantozzi. Stiamo propri assistendo alla moltiplicazione dei pani e dei pesci.! Lo pubblico condividendolo per intero qui di seguito, con una mia breve ma doverosa premessa. Ognuno è specialista nella propria materia gli economisti sicuramente nella loro e con loro abbiamo imparato a parlare di SPREAD ed ogni giorno non facciamo altro che leggere e sentire in modo ossessivo la parola PERCENTUALE usata più o meno ad ogni occasione, con cui viene aumentato più o meno TUTTO QUELLO CHE CONSUMIAMO. Arrivare però ad aggiustare i conti con presunte nuove imposte tirando fuori disposizioni di legge di epoca Sabaudo/Fascista (dal Comunicato RAI”) ” 1. Chi deve pagare il canone?
“Devono pagare il canone di abbonamento speciale coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare (art. 27 del R.D.L. 21/02/1938 n. 246; art. 2 del D.L.Lt. 21/12/1944 n. 458 e art. 16 della L. 23/12/1999 n. 488), indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti (quale ad esempio, visione di videocassette dimostrative, filmati, televideo, ecc.)”
IL DUCE AVEVA VISTO LUNGO ! sapeva che un giorno o l’altro qualcuno lo avrebbe capito…
Nessuno ci era mai riuscito fino ad oggi applicare un REGIO DECRETO del 1938 ad apparati Computer, Tablet,Cellulari ed altro simile. Quando non solo non erano stati inventati ma nenche immaginati Legge d’EPOCA FASCISTA applicata da antifascisti che dovevano, dico dovevano, perchè ormai siamo senza speranza fare le SEMPLIFICAZIONI ed ATTUARE L’AGENDA DIGITALE, cancellando leggi vecchie ed obsolete, avevano iniziato a bruciarle ( vedi Calderoli all’opera), questa è rimasta e viene tirata fuori per mettere a bilancio oltre UN MILIARDO E MEZZO DI NUOVE ENTRATE, molto simile alla tassa sul SUPERENALOTTO e simili il 6% sulle vincite una speranza futuribile ma anche una tassa sulla tassa ma non dovrebbe essere proibito tassare sulla tassa è già perchè la tassa la paghiamo e salata in ogni giocata che viene fatta, torneremo su questo argomento intanto leggete il capolavoro di GUIDO.
I furbetti del canone speciale di Guido SCORZA su il Fatto Quotidiano
Un laconico e ambiguo comunicato stampa di poco più di mille caratteri, spazi inclusi, della Rai e un silenzio assordante del ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera.
E’ così che i protagonisti di questa brutta storia italiana vorrebbero mettere a tacere le polemiche che li hanno travolti dopo il tentativo di portare nelle casse dell’azienda radiotelevisiva di stato circa 1 miliardo e 400 milioni di euro non dovutile da imprenditori e liberi professionisti italiani.
Troppo poco davanti alla gravità del gesto e all’assurdità dell’idea di introdurre un’autentica tassa contro il futuro per finanziare la vecchia Tv.
Troppo poco, specie considerato il “giochetto” da furbetti del quartiere con il quale Rai e Ministero dello Sviluppo economico vorrebbero prendere tutti in giro, gridando al solito fraintendimento.
“La Rai, a seguito di un confronto avvenuto (…) con il Ministero dello Sviluppo Economico, precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone”.
Balle. Bugie. Menzogne.
Nessun fraintendimento.
Questo è esattamente quello che la Rai, sino a ieri, ha chiesto agli imprenditori e liberi professionisti italiani. La Rai ha chiesto – e il testo della lettera trasmesso a milioni di aziende è li a confermarlo – di pagarle un canone se possedevano un pc collegato in rete.
Il “canone speciale” è dovuto da “chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive, al di fuori dell’ambito familiare, compresi computer collegati in rete, indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti come ad esempio la visione di filmati, dvd, televideo, filmati di aggiornamento ecc”.
“La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori”, ha scritto ieri Rai nel suo comunicato stampa.
Si tratta, però, appunto, di una balla.
Lo conferma la lettera inviata nei mesi scorsi dalla Rai a imprenditori e liberi professionisti italiani: il canone speciale è dovuto “indipendentemente dall’uso al quale gli stessi [cioè i computer collegati in rete, ndr] sono adibiti” e lo ribadisce il tenore letterale di una risposta a una delle Faq ancora pubblicate sul sito della Rai.
E’ la detenzione dei computer, dunque, il presupposto dell’obbligo di pagamento del canone e non un uso specifico degli stessi “come televisori”, come, oggi pretendono di raccontarci Rai e Ministero dello Sviluppo economico.
C’è un’altra Faq pubblicata sul sito della Rai a chiarire ancor meglio il principio: “Uso l’apparecchio televisivo solo come monitor per il computer o per vedere videocassette, devo pagare il canone?”.
“Sì – risponde Rai – in quanto l’obbligo al pagamento del canone di abbonamento alla televisione… sorge a seguito della detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo… Pertanto, la destinazione dell’apparecchio televisivo ad uso diverso (visione di nastri preregistrati, utilizzazione come terminale per home computer o come monitor per videogame) non ne esclude la adattabilità alla ricezione delle trasmissioni televisive e comporta comunque l’obbligo a corrispondere il canone di abbonamento”.
E’ per questo che è offensivo il tentativo che la Rai oggi sta facendo con l’avvallo del ministro dello Sviluppo Economico e del premier, ministro ad interim dell’Economia (che tacciono): raccontare di non aver mai preteso il pagamento del canone, ordinario o speciale che sia, per la mera detenzione di un computer collegato in Rete.
Lo hanno fatto e continuano a farlo.
Meno di un “pentimento operoso”, direbbe un giudice.
Ci hanno provato. Hanno provato a mettere a bilancio crediti per quasi un miliardo e mezzo di euro, affondando le mani – con l’inganno o, almeno, giocando sull’ambiguità – nelle tasche degli imprenditori di un Paese in crisi e facendo loro pagare caro il fatto di guardare al futuro attraverso Pc, tablet e smartphones.
Ma a provarci non è stato un imprenditore qualunque con l’intento, miope e assai poco lecito, di sbarcare il lunario in danno della propria clientela, ma un pezzo dello Stato. A provare a portare a casa quasi un miliardo e mezzo di euro è stata una società posseduta per il 99,6% dal Ministero dell’Economia.
E’ per questo che gli imprenditori e i liberi professionisti italiani hanno diritto a delle spiegazioni prima e a delle scuse poi, così come a delle scuse hanno diritto tutti i cittadini che hanno assistito attoniti a un indecoroso spettacolo di uno Stato che, attraverso un suo braccio, prova a fare il furbetto.
Le scuse e le spiegazioni sono il presupposto minimo e irrinunciabile a tutela del rapporto di fiducia che deve necessariamente esistere tra il Governo ed il Paese, specie mentre il primo chiede al secondo enormi ed eccezionali sacrifici.
“Ci scusiamo per l’accaduto” avrebbe dovuto esordire Rai nel suo comunicato stampa, proseguendo poi con delle spiegazioni serie e puntuali della vicenda piuttosto che con il solito ritornello di Palazzo – del quale il premier uscente era maestro (ma con un certo numero di ottimi allievi anche nelle fila di questo Governo) – secondo il quale avremmo tutti capito male.
Il Governo, dal canto suo, avrebbe dovuto fare altrettanto e, soprattutto, rassicurare il Paese che in futuro vigilerà con maggiore attenzione mentre, frattanto, i responsabili dell’accaduto saranno puniti.
Peccato sia finita così. A tarallucci e vino, come probabilmente staranno raccontando i media stranieri che si sono interessati alla vicenda.
quanto mai attuale, in effetti bisognerebbe rivedere tutto il film che di comico ha poco ma di amaro molto.
Così sicuramente avrebbe detto il famoso attore Alberto Sordi “Nun c’è gnente da ride !”, nel rivedere il suo film con la situazione attuale della Giustizia in Italia. Ritornando ai giorni nostri e quanto abbiamo rivisto in questi giorni rimanendo nel tema principale della nostra associazione, non voremmo occuparci di altri problemi, se no non se ne esce fuori. Puntualmente come ogni anno si è rinnovata la sceneggiata dell’inagurazione dell’anno giudiziario ne avevamo parlato l’anno scorso TRA PROMESSE E SANZIONI, mi sembra che nulla sia cambiato anzi la situazione sta peggiorando ma andiamo avanti con ordine. Quello che mi ha più colpito è la concomitanza di alcuni fatti: Il 30 Gennaio il Presidente della Corte di Appello di Rom,a come riporta la stampa il 30 Gennaio, dichiara :”Santacroce: “Pec obbligatoria per snellire i processi giudiziari” , non credo che il Presidente Santacroce ignori che la Pec è già teoricamente obbligatoria e che diverrà ancora di più obbligatoria il Il 31 gennaio 2012 è entrato in vigore il nuovo testo dell’art. 136 del codice di procedura civile così come modificato dalla L. 183/2011: come spiega in modo molto esaustivo Maurizio Reale nel suo blog con dei distinguo molto interessanti di cui parlerò dopo.
Quasi contemporaneamente si decide di rinviare l’obbligatorietà della PEC rinviandola nuovamente al 30 Giugno sembrerebbe solo per le imprese ma non mi meraviglierei che vista la confusione il rinvio non si ritenesse il rinvio valido per tutti, visto che il disposto legislativo lega in modo inscindibile Imprese e Professionisti. Contemporaneamente o quasi avevamo chiesto lumi al Ministero dello sviluppo economico sul fatto che Camere di Commercio e Ordini professionali malgrado vi sia una legge non accettavano forme diverse dalla Pec made in Italy pur essendoci una legge che prescriveva un uso alternativo alla PEC made in Italy, l’intera storia in LE TRE PEC, Ministero dello Sviluppo Economico, che non ha ancora risposto. Ora leggendo con attenzione il pezzo di Maurizio che leva un grido d’allarme sull’uso della PEC in ambito giudiziario che riprendo per intero”
Non entro nel merito di quanto disposto da D.G.S.I.A. ma, non posso non rendervi partecipi della mia personale preoccupazione in considerazione dei continui disservizi che dal novembre 2011 ad oggi si sono verificati e continuano a verificarsi proprio nell’invio da parte delle cancellerie delle comunicazioni telematiche al punto che alcuni Uffici Giudiziari che operavano a valore legale ex art. 51 citato, hanno dovuto adottare provvedimenti con i quali si disponeva il ritorno alla comunicazione cartacea o mezzo fax in considerazione delle problematiche inerenti la funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici e del sistema PEC del Ministero della Giustizia.
Mi chiedo, da ultimo, se tutti gli impiegati delle cancellerie degli Uffici Giudiziari interessati dalla nota di D.G.S.I.A. del 31 gennaio 2012 siano stati adeguatamente formati dal Ministero della Giustizia e tale domanda sorge in considerazione del fatto che nella detta nota siano riportate le ISTRUZIONI PRATICHE per le comunicazioni via PEC ex art. 136 c.p.c.; ciò mi fa pensare che la formazione non voi sia stata e che i dipendenti delle cancellerie dovranno formarsi da soli utilizzando le allegate istruzioni. Se così fosse … credo che tutti gli operatori avranno bisogno di un grande IN BOCCA AL LUPO!!!”
Aggiungerei che siamo solo all’inizio della storia in tema di contestazione per notifiche o di errori sul contenuto delle stesse ci sono fiumi di giurisprudenza, sono curioso di vedere cosa accadrà quando si riuscirà a capire veramente come “non funziona la PEC made in Italy”
Contemporaneamente si sta procedendo in una non meglio identificata riforma della Giustizia a dire il vero sono oltre 60 anni che si dice la stessa cosa senza non solo avanzare di un millimetro ma retrocedendo in modo mostruoso. E qui sorge il sempre eterno problema di sovraffollamento delle carceri ma soprattutto il costo che ha una situazione come questa morale, umano ed economico, prendendo spunto da quanto si stia facendo abbiamo fatto una piccola indagine da dove sono venute fuori molte cose interessanti che ci riportano al film di Alberto Sordi ma per non essere dispersivi ci concentriamo su quanto possiamo suggerire a costo zero per provare a risolvere il problema. Dalle informazioni pervenuteci ci dovrebbero essere circa 30.000 detenuti in attesa di giudizio nelle nostre carceri, esseri umani che come il nostro Alberto Sordi sono li e molti non riescono a venirne fuori, problemi burocratici, furgono carcerari che non ci sono per portarli al processo e tanto altro ancora, il ministero sembra sia molto aggiornato in materia di popolazione carceraria tanto da fare invidia alle anagrafi dei comuni. Abbiamo a questo punto diviso questi sfortunati detenuti in due categorie:
1) Quelli che hanno tutto l’interesse a dilungare nel tempo l’attesa in carcere magari riescono ad andare via per aver superato la carcerazione preventiva
2) Quelli che NON hanno alcun interesse a dilungare la permanenza in carcere e vorrebbero avere il processo al più presto possibile
Penso che questo sia chiaro lo Stato Italiano dovrebbe avere per le ragioni anzidette tutto l’interesse ha venirne fuori al più presto.
Abbiamo quindi pensato di cercare quanto meno di risolvere la parte burocratica in modo semplice ed evitare quindi ogni ritardo non plausibile per la celebrazione dei processi dando i detenuti la possibilità di accedere alla PEC e più precisamente la CEC PAC abbiamo scritto quindi alla Severino.
Art. 38 – (Comunicazione
dell’indirizzo di posta elettronica certificata al registro delle imprese)
Le imprese costituite in forma societaria che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non hanno ancora indicato il proprio indirizzo di posta elettronica certificata al registro delle imprese, provvedono a tale comunicazione ai sensi dell’articolo 16, comma 6, del decreto-legge 29 novembre 2008, n 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, entro il 30 giugno 2012.
Con l’approvazione del Decreto sviluppo la comunicazione dell’indirizzo
di posta elettronica certificata al registro delle imprese slitta al 30 giugno 2012.
L’Italia è il paese delle proroghe, forse fa parte un po’del nostro modo d’essere.
Questa ulteriore proroga è molto probabilmente concessa, a causa dell’elevato numero delle aziende che ancora non hanno provveduto ad ottemperare a tale obbligo.
Lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico ne aveva richiesto lo slittamento con circolare 224402 del 25/11/2011, almeno al 31/12/2011, stante “numerose segnalazioni,da parte dei soggetti gestori del sistema di posta elettronica certificata, circa l’impossibilità di fare fronte all’enorme mole di richieste di nuovi indirizzi p.e.c. concentratesi nell’imminenza ” della scadenza del termine.
Sui vantaggi della digitalizzazione, penso siamo tutti d’accordo.
Se le aziende stentano ad attivare la PEC, però un motivo di fondo esiste,sostanzialmente :non sono pronte. Manca la cultura del digitale, in un ottica miope che non riesce a vederne i vantaggi, vale sempre la
storiella del taglia legna che si affaticava nel tagliare un tronco con un ascia non affilata, e al passante che lo incitava ad affilarla rispondeva “non ho tempo per affilarla … .devo tagliare “
Eppure l’obbligo di dotarsi di “proprio indirizzo di posta elettronica certificata nella domanda di iscrizione al registro delle imprese o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrita’ del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilita’ con analoghi sistemi internazionali” proviene dall’ormai lontano 2009.
Suggerisco inoltre di ascoltare le parole dell’avvocato Lisi ad un convegno CESDA ,ormai “vecchio” di più di due anni:
In un paese con una cultura millenaria basata sul valore giuridico del documento cartaceo,il passaggio al digitale è una svolta epocale,un passaggio che prima di tutto va spiegato a cittadini e imprese che vanno aiutati a comprenderne tutti i risvolti.
Gli stessi giuristi procedono in ordine sparso, nei vari convegni che ho seguito, il documento viene di solito visto ora dalla prospettiva del diritto amministrativo, ora da quello civilistico, ora da quello penale (vedi computer forensics),ora archivistico, ma il documento è e rimane un concetto unitario, da affrontare multi disciplinarmente e contestualmente.
Concludo linkando una nuova nota del Ministero dello Sviluppo Economico (n.9880 del 18/01/2012) che ribadisce l’applicabilità delle sanzioni ex art.
2630 c.c. per le aziende che non ottemperano all’obbligo dell’indicazione dell’indirizzo PEC.
Debbo ringraziare sinceramente l’amico Guido Scorza che è stato più veloce di me, avevo in mente di scrivere un pezzo sulla stessa materia, preso da un crampo allo stomaco, dopo la “strombazzata uscita” della scadenza della Carta d’identità il giorno del compleanno, ne hanno parlato tutti, dico tutti, i telegiornali e la stampa lo stesso Presidente del Consiglio nella sua intervista al TG1, indicandola come uno dei punti cardine dell’innovazione, la prima frase del suo discorso, come l’Eureka di Archimede, punto fondamentale per lo sviluppo economico di questo Paese. Dopo aver preso un’intera scatola di Maalox, pubblico per intero il pezzo di Guido, con alcune mie considerazioni, suggerimenti e precisazioni, non per lui, che non ne ha bisogno, ma per coloro che leggeranno questo mio pezzo. Per prima cosa, prendendo come spunto l’articolo di Guido, un suggerimento, visto che l’autorità suprema dello stato ha messo mano, praticamente sconvolgendola, con costi non da poco, la tranquilla e funzionante Anagrafe di oltre 8000 comuni Italiani, visto che è un provvedimento facile, facile ma certamente utile e essenziale per tutti gli Italiani, perché non estenderla a tutti gli altri documenti? Me ne viene in ment qualcuno: Patente auto, Passaporto, Porto d’armi, Tessera sanitaria ed altri ancora. La modifica al decreto è facile, basta elencarli, del resto, siccome i dati di questi documenti sono più o meno tenuti centralmente, sarà molto più facile farlo e sicuramente meno costoso, con un enorme vantaggio per la collettività, sicuro impulso per una nuova Italia Innovata e Semplificata! Immaginate che impatto verso l’opinione pubblica un’innovazione di questa portata; direi di proporre, anche in sostituzione di quelli aboliti, un giorno di festa nazionale per questa Innovazione “Il giorno del compleanno”.
Passando dal faceto al serio, qualche utile informazione su quella che Guido ha chiamato giustamente La MITOLOGICA Carta d’identità Elettronica detta anche CIE, con una breve premessa interrogativa, che rimane ancora senza una mia risposta, sono anni, da varie posizioni ed interventi, che cerco di suggerire modi semplici per uscire fuori dal guado delle complicazioni burocratiche Italiche, domando a me stesso: “Ma chi me lo fa fare?”
FATTI ED ANTEFATTI STORICI
1) La Carta d’identità cartacea quella che quasi tutti noi abbiamo in tasca aveva in progetto, al momento della proclamazione della Repubblica Italiana alla fine degli Anni 40, l’inserimento dell’impronta digitale, come tutti voi potete vedere in uno spazio in basso asinistra, utile per l’identificazione della persona cosa che è rimasta, come molte altre sulla carta “Carta d’identità per l’appunto!”
2) Con la legge Bassanini e seguenti 1997, si doveva dare il via alla digitalizzazione dell’Italia, ne ha parlato lo stesso Bassanini nel
precedente mio pezzo addirittura era stato posto un termine perentorio tutti i cittadini Italiani avrebbero avuto la Carta d’Identità elettronica alla fine del 1999 DPCM 22 Ottobre 1999, n.437 , che con ilgenio Italico delle abbreviazioni fu chiamata CIE. Spreco di soldi sperimentazioni in alcuni Comuni, qualche Amministrazione virtuosa l’ha anche distribuita ad un numero di Cittadini, qualcuno la usa per il pagamento dei parcheggi!! La carta, in questo caso plastica, è giacente presso il Poligrafico dello Stato in non so quanti milioni di copie. Ero stato promotore, di questa idea meravigliosa (per l’epoca) e se qualcuno ha
tempo di dare un’occhiata, assieme a Verisign, Finsiel, Oracle, Master card (Mondex) ed altri avevamo predisposto un progetto, che seppur con la limitatezza tecnologica di allora, il chip era di 32 BIT, riuscivamo a far star dentro un mucchio di applicazioni nella CIE. Mai il mio adagio“Le leggi non corrono alla stessa velocità della Tecnologia”è dei più attuali sono passati 13 anni! Mille problemi furono posti allora e permangono oggi, il colloquio telematico e l’interconnessione in rete tra le Pubbliche Amministrazioni è inesistente, tant’è, che si tira fuori un’altra volta nel provvedimento di legge Decreto-Legge 24 gennaio 2012, n. 1definito come: Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, Le problematiche si possono riassumere come segue:
a) I Comuni non parlano con il resto della Pubblica Amministrazione
b) Il Ministero delle Finanze non parlava e non parla neanche oggi con quello dell’Interno e viceversa, quindi il Codice Fiscale fu trasformato, forse, per competizione in un altro tesserino in Plastica ora riunificato con la tessera sanitaria, prima anche quello era cartaceo
b) Il ministero della Sanità non colloquiava e non lo fa neanche oggi, con gli altri due, conseguentemente anche il tesserino Sanitario delle allora ASL poi USL (chissà perché a noi ci piace cambiare i nomi vedi l’evoluzione di AIPA, CNIPA, DIGPA ) ecc. mi pare che cambiando inomi il prodotto non cambia, solo recentemente si è arrivati al tesserini unici,Codice Fiscale, Sanità, provate però a cambiare indirizzo e vedrete cosa succede.
c) L’ideale sarebbe stato far generare tutto dai Comuni come da me illustrato nella diapositiva n° 18 il tutto codice fiscale riferimenti sanitari ma neanche a parlarne.
d) Avevamo risolto l’annoso problema della donazione degli organi che viene ritirato fuori ancora oggi dimenticando una vecchia legge n. 91 del 1ºaprile 1999 e da un decreto del Ministero della Sanità, dell’8 aprile2000. Esso prevedeva una lista d’attesa nazionale dei trapianti, la regola del silenzio-assenso sulla donazione, con l’invio a tutti i cittadini di un
tesserino per la manifestazione di volontà in merito alla donazione ed oggi ricominciamo da capo rispolverando l’idea d’inserirla in una CIE che non c’è, ma ve ne siete mai accorti che non c’era bisogno di nessun assenso per donare gli organi? Penso nessuno di noi! E sapete perché? Non è stata mai messa in atto la legge!!!??
4) Idea geniale, altro progetto ed altra carta di plastica la Carta nazionale servizi, in quanti la usino, quanti l’abbiano richiesta, non è dato sapere, altro FLOP altri soldi buttati. Nel sito del CNIPA si leggeva “La completa corrispondenza informatica tra CNS e CIE assicurerà l’interoperabilità tra le due carte e la continuità di servizi all’utente nel passaggio dalla Carta nazionale dei servizi alla Carta d’identità elettronica. “Peccato che la CIE non è mai nata!?.”
4) Siccome, se sollecitati, ci muoviamo, gli Americani prima c’impongono di cambiare il verso dei Passaporti, se vi
ricordate la foto prima era verticale poi orizzontale con i codici leggibili da scanner sotto, non contenti di questo viene fuori ed attuato a tempi di record il Passaporto elettronico, badate bene solo per gli Stati Uniti ed ovviamente solo qui da noi abbiamo due tipi di Passaporto. Ci crediate o no tutte le questure hanno il marchingegno per il Passaporto Elettronico per gli USA.
La problematica è semplice l’avevo dimostrato, tanto per ripetermi, nel 1999. Basta sfogliare il documento su richiamato: Concentrare in un unico documento tutte le applicazioni possibili lasciando spazio ad altre
inseribili in base alle esigenze del singolo e della PA, la dimostrazione che è fattibile è dato da due fattori:
1) Lo si è fatto unificando il Codice Fiscale con la tessera sanitaria
2) L’esigenza ribadita dal decreto appena varato di far dialogare digitalmente le PA tra loro, il mezzo, la CIE, con dentro tutto
quello che è possibile metterci ad esempio, oltre alla tessera sanitaria, anche la patente ed altro ancora.
Non è impossibile, ma talmente semplice che non lo si vuole fare !
I“documenti di riconoscimento scadranno nel giorno del compleanno – la norma intende evitare gli inconvenienti che derivano spesso dal non avvedersi della scadenza.” Recita così uno stralcio del comunicato stampa con il quale il Governo dei professori ha annunciato ieri l’assunzione “della terza iniziativa di spessore in due mesi per dare all’Italia un’economia più produttiva e competitiva e dunque più forte, liberando il suo potenziale di crescita e dioccupazione”. “Un pacchetto di misure” – recita lo stesso comunicato stampa – che “intende modernizzare i rapporti tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese, puntando sull’agenda digitale e l’innovazione. Sin qui, numerosi governi, hanno annunciato – in concomitanza con l’adozione di
altrettanto numerosi provvedimenti – l’imminente sostituzione dei tradizionali documenti di riconoscimento con la carta d’identità elettronica, figura ormai quasi mitologica, ma è la prima volta che un Governo propone di semplificare la
vita ai cittadini modificando la data di scadenza dei documenti di riconoscimento e facendola coincidere con quella del compleanno al fine di evitare loro lo sforzo di ricordarsela.
L’idea – ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Patroni Griffi – è venuta da un cittadino che trovandosi all’estero si è avveduto che la propria carta d’identità era scaduta. Se la notizia non arrivasse direttamente dalla viva voce del ministro, verrebbe da pensare che si tratti dello scherzo di qualche bontempone, tanto più che larelativa disposizione non è contenuta nelle bozze del decreto sin qui circolate.Pensare che con un decreto legge – ovvero un provvedimento che ha per presupposto la
necessità e l’urgenza – un Governo di emergenza nazionale di un Paese sull’orlo del default finanziario e nel pieno di una delle crisi politico-economiche più gravi della sua storia, possa aver speso anche solo un istante del proprio tempo ad adottare una decisione tanto inutile –specie dinanzi alla giungla di scadenze che la burocrazia italiana impone al cittadino di affrontare sin dalla nascita – ha, davvero, dell’incredibile. Senza pensare al costo – che difficilmente sarà pari a zero –dell’implementazione di una simile misura e della confusione che verrà a crearsi per colpa del doppio regime: quello relativo ai documenti emessi o rinnovati prima dell’entrata in vigore del decreto e quelli emessi o rinnovati dopo Visto che il ministro Patroni Griffi, negli ultimi giorni, ha ripetutamente manifestato la propria convinzione che la semplificazione del rapporto tra PA e cittadini passi per l’utilizzo delle tecnologie digitali e telematiche, non era più semplice prevedere che i Comuni e/o le PA responsabili del rinnovo dei documenti informassero i cittadini a mezzo mail, sms, posta elettronica certificata, lettera o in occasione del primo contatto utile tra PA e cittadino dell’imminente scadenza del documento di identità Per carità, una norma in più o una in meno non fanno la differenza, in un decreto legge destinato a cambiare poco o nulla e quella della scadenza dei documenti di riconoscimento è un’autentica stupidaggine rispetto ai veri problemi del decreto ed alla sua scarsa utilità ed efficacia ma, forse, rappresenta un’importante indice sintomatico di certe cattive abitudini dei decisori politici dure
a morire. E adesso corriamo a controllare la scadenza del nostro documento di identità: se è già scaduto, possiamo richiederne uno nuovo che scadrà il giorno del nostro compleanno [n.d.r. il primo successivo alla data della sua naturale scadenza] mentre se non è ancora scaduto, la scadenza sarà quella su di esso riportata e starà a noi ricordarcene. Davvero una soluzione, necessaria, urgente e, soprattutto, semplice, semplice.
Sembra proprio non se ne esca fuori forse sarebbe meglio tornare indietro l’Innovazione quella vera ci sembra ancora molto lontana, riprendiamo come se nulla fosse avvenuto i temi della ormai famosa PEC made in Italy e suoi derivati , ma forse è meglio ritornare allo scriba e con i tempi che corrono non mi pare un ipotesi banale!
Alla luce della presa di posizione del Ministero dello sviluppo economico che con la circolare del n°3645c del 03/11/2011 ha inteso dare una svolta interpretativa molto forte sull’uso della cosiddetta PEC (made in Italy) ed in funzione di un nuovo probabile rinvio dell’obbligo della comunicazione della PEC (http://www.eutekne.info/Sezioni/Art_370659.aspx) , ci ha portato a ritornare sull’argomento ed ovviamente da parte nostra abbiamo chiesto lumi al Ministero in base anche alle risposte debbo dire rapidissime dello stesso riteniamo opportuno fare un po’ di chiarezza. La PEC non è solo una e non è un marchio di una invenzione Italiana bensì una denominazione generica: Posta Elettronica Certificata, che racchiude secondo la legislazione Italiana due tipologie di messaggistica a questi due se ne è aggiunto un altro atipico, in quanto non contemplato da nessuna legge e/o regolamento, la CEC PAC quando quindi si usa l’abbreviativo PEC Posta Elettronica Certificata non si parla di un sistema ma di tre, la peculiarità consiste nel fatto che tutti e TRE i sistemi sono adottabili da Cittadini Italiani, professionisti ed Imprese con sede in Italia con diverse valenze ed accettazione da parte dei pubblici uffici, leggi Camere di Commercio ed ordini professionali, stante questa assurda situazione i vantaggi ampiamente strombazzati di questo sistema sono stati resi vani e conseguentemente se da un lato la ritrosia da parte di tutti ad usare questo sistema è nota dall’altro si va avanti con proroghe su proroghe aspettando forse un miracolo che un sistema incompatibile per chi sà quale miracolo diventi uno standard internazionale, comunque, ecco le PEC (plurale) non LA PEC in sintesi:
1) La Posta Elettronica certificata detta comunemente PEC relativa alla legge 7 marzo 2005, n. 82, successivi regolamenti e numerose modificazioni e circolari emanate sia dal Ministero dell’Innovazione che da DigiPA che chiameremo per capirsi meglio PEC made in Italy e se non altro per differenziarla dalle altre, è Il susseguirsi di tutta una serie di leggi, regolamenti tecnici e circolari da far rabbrividire anche il più agguerrito giurista, l’ultima è la Legge n° 2/2009 dove all’art.16/6 viene ridefinita e pone per la prima volta un alternativa alla PEC made in Italy, in quanto la stessa non è compatibile con altri sistemi di comunicazioni internazionali simili, già questa asserzione doveva far fermare questo folle progetto, riportiamo il famigerato articolo “…“analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali”; . A questo punto qualcuno si deve essere accorto che le due PEC non erano compatibili tra loro, come se non fosse pubblicamente noto a tutti, e per meglio dire la PEC made in Italy non era e non è compatibile con la PEC Internazionale: La soluzione ??!! ma.. visto che erano poche, un’altra legge , come se non bastassero le numerose già emanate, ovviamente tra le righe della stessa legge si ammette se mai ce ne fosse avuto bisogno che la PEC made in Italy non è compatibile con gli standard di comunicazione internazionali soprattutto con la PEC Internazionale ecco il testo: Legge n.69 del 18 giugno 2009, art. 35 dove è stato previsto che:
Art. 35.(Diffusionedelle tecnologie telematiche nelle comunicazioni)
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo adotta, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, un regolamento recante modifiche al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, anche al fine di garantire l’interoperabilità del sistema di posta elettronica certificata con analoghi sistemi internazionali.
Nei successivi articoli c’è un ribadire e correggere continuo sul concetto che di PEC non c’è ne è una sola alcuni punti per tutti :
a) al comma 5, primo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali»;
b) al comma 6:
1) la parola: «unicamente» è soppressa; (viene soppresso il concetto di PEC unica ndr)
Nell’ultimo viene soppressa la parola: «unicamente» per sottolineare ancora una volta che di PEC NON C’è ne una sola per chi voglia approfondire qui il testo completo.
Ci sembra non ci siano dubbi il governo si dava SEI MESI di tempo per adeguare la PEC made in Italy conanaloghi sistemi Internazionali, la PEC Internazionale siamo quasi a due anni ormai !! , più chiaro di così.
Come è altresì chiaro dalla lettura delle stessi leggi emanate dal legislatore e promosse dal EX-Ministro Brunetta che si sta costringendo tutti ad usare un sistema chiuso che è valido qualora tutti lo abbiano istallato Pubblica Amministrazione in primis, professionisti, imprese e cittadini, cosa che non è e che nessuno vuole. Visto che i sei mesi sono passati ed ora si sta andando avanti a furia di proroghe che non risolvono il problema alla base.
2)La CEC PAC chiamata , purtroppo per brevità ed assuefazione anch’essa PEC questa non ha le caratteristiche legislative di cui al punto uno ma è stata fortemente voluta dal ex Ministro Brunetta che è riuscito ad infilarla in vari provvedimenti legislativi nonché affidarla con una gara quantomeno anomala a Poste Italiane e Telecom Italia la stessa è destinata alla sola comunicazione tra la pubblica amministrazione ed i cittadini , per questo ribattezzata CEC-PAC. Oltre che regalare 50 milioni a Poste Italiane e Telecom Italia su una cosa che doveva essere gratuita, frase questa ripetuta in numerosi articoli di legge altro non è successo, rimane da capire i 50 milioni di Euro chi li abbia pagati stante la la dichiarata gratità dell’operazione . Gli Italiani questa proprio non la vogliono! Del resto è un duplicato della PEC made in Italy con funzionalità ridotte solo per comunicare con la pubblica amministrazione. Malgrado la nostra specifica richiesta sollecitata anche da interventi sulla stampa non si sa quante ne siano state istallate quante revocate un pateracchio insomma !
3)Nella legge 2/ 2009 viene fuori un altro sistema di Posta Elettronica Certificata che ha tutti i diritti di chiamarsi PEC tantè che nella circolare summenzionata viene espressamente indicato come ulteriore mezzo che le Imprese, i professionisti, la stessa pubblica amministrazione ed i cittadini possono usare per comunicare ed in finale essere in regola con la legge il problema è quale legge? Che chiameremo PEC Internazionale.Invece di cogliere il momento ed abolire la prima Pec made in Italy con una testardaggine unica nel suo genere si è insistito a darla come unica e sola PEC facendo in modo che le CCIAA si rifiutassero di accettare questa altra forma di PEC Internazionale, salvo casi sporadici.
LE STAR del Mondo PEC ALCUNE RIFLESSIONI
POSTE ITALIANE
La PEC ( CEC_PAC) gli ha dato 50 milioni di Euro da dividere con Telecom Italia in 4 anni, in sostanza quello che doveva sostituire le raccomandate con ricevuta di ritorno viene affidata a chi vende raccomandate ricavando somme 100 volte il valore della gara PEC se questa non si chiama contrasto d’interessi !!!???
La PEC sostituisce la raccomandata Poste Italiane, vendono le raccomandate il cui costo medio a pezzo e di ormai 6 Euro Incassano in un anno con le raccomandate 10 volte quanto hanno incassato con la PEC. Per quale motivo dovrebbero spingere all’uso della PEC ?
LE CAMERE DI COMMERCIO
Infocert è di proprietà delle Camere di Commercio Italiane e vende cosa ? La PEC naturalmente!
Ho parlato lungamente delle differenze tra le tre PEC sul mio Libro
La Posta Elettronica approfondendo il tema, ed anche sullo ZIBALDONE SULLA PEC In altro modo non si può chiamare sul modo di usare male le nuove tecnologie un esempio da non imitare.
«Apple ha perso un genio creativo e visionario, e il mondo ha perso uno straordinario essere umano. Quanti di noi hanno avuto la fortuna di conoscere e lavorare con Steve hanno perso un caro amico ed un mentore ispiratore. Steve si lascia dietro una compagnia che soltanto lui avrebbe potuto costruire, e il suo spirito sarà sempre il fondamento di Apple.» Così l’azienda di Cupertino, nel sito ufficiale, listato a lutto per la morte di Steve Jobs, ricorda il suo fondatore. Inventore di iPod, iPhone, iPad e iTunes, un innovatore per gli amanti della tecnologia, un genio per chi insieme alle sue invenzioni ne ha apprezzato l’estro, un ispiratore per chi non ha dimenticato le parole pronunciate in occasione della celebrazione della laurea degli studenti dell’Università di Stanford nel 2006. Dovete trovare ciò che amate, - aveva detto - e questo è tanto vero per il vostro lavoro quanto per l’amore. Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita e l’unico modo per essere veramente soddisfatti è quello di fare quello che pensate sia il lavoro migliore. E l’unico modo per fare il lavoro migliore è quello di amare quello che fate. Se non lo avete ancora trovato, continuate a cercare. Non vi accontentate. Come tutti gli affari di cuore, lo saprete quando lo troverete. E, come nelle migliori relazioni, diventerà sempre migliore col passare degli anni. Ha invitato a credere, ad avere il coraggio di cambiare a costo di rivoluzionare la propria vita, ha ricordato l’importanza dell’amore per le cose e per il lavoro, dell’identità tra quello che siamo e quello che facciamo, trasmettendo con singolare potenza verbale e spirituale l’autenticità e la specialità di ogni singolo percorso di vita: «Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito: in qualche modo loro sanno già cosa veramente volete diventare. Tutto il resto è secondario». Cordoglio e solidarietà da tutto il mondo per un uomo il cui coraggio, la cui potenza carismatica e la cui feroce intelligenza hanno conquistato in poco tempo le simpatie e l’affetto di milioni di giovani e adulti di tutto il mondo, che oggi ne ricordano non già la scomparsa, ma la ancor più acuta e ostinata presenza, nonché la profonda traccia che la sua storia, le sue scelte, i suoi insegnamenti hanno lasciato e lasceranno nella memoria dei suoi affezionati, nella forma della mela, nei colori delle sue creazioni.«Ricordare che morirò presto è stato lo strumento più importante che mi ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita. Perché praticamente tutto – tutte le aspettative, l’orgoglio, le paure di fallire – tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante. Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare le trappola di pensare di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è nessun motivo per non seguire il vostro cuore». ( MF Penco) Preferisco ricordarlo così come era e come eravamo, sei arrivato primo anche questa volta !
Ma Jobs non era solo un geniale inventore. Chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto il suo amore e l’orgoglio che portava per la sua famiglia, sua moglie Laurene e i suoi tre splendidi bambini, la sua devozione religiosa, la passione nutrita per le cose semplici, per le carote, la pasta al pomodoro e soprattutto le mele che da ragazzo amava raccogliere dall’orto di casa, una pratica a cui non ha mai rinunciato nonostante il successo multimilionario delle sue invenzioni. «Valevo oltre un milione di dollari quando avevo 23 anni e oltre 10 milioni di dollari quando avevo 24 anni, e più di 100 milioni di dollari quando ne avevo 25. Ma sai, non era poi così importante, perché non l’ho mai fatto per soldi. Essere l’uomo più ricco al cimitero non mi interessa. Andare a letto la sera dicendosi che si è fatto qualcosa di meraviglioso, questo è quello che conta per me». Una personalità capace di cavalcare la cresta dell’onda della ricchezza e della notorietà senza trascendere nel qualunquismo, senza rinunciare alla bellezza e all’originalità, all’umiltà dei grandi. Cittadini di Internet commemora Steve Jobs ricordandogli le sue stesse parole: «E nonostante tutto, la morte è la destinazione che condividiamo. Nessuno vi è mai sfuggito. E così dovrebbe essere perché la Morte è probabilmente l’unica, migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Elimina il vecchio per far spazio al nuovo.» Che questo sia un nuovo inizio, Steve, non la fine del tuo viaggio. (MF Penc0) avevi ragione ed hai ragione nessuno vuol morire neanchè chi è convinto di andare in paradiso se dobbiamo rimanere in questo mondo il migliore suggerimento è :
“Stay Hungry. Stay Foolish”
ma per favore non cercate di tradurre questa frase !
Gli attacchi a sistemi informativi hanno raggiunto una frequenza allarmante: negli ultimi tempi se ne conta uno ogni due minuti, per un totale di oltre 10 milioni di attacchi singoli da dicembre 2010 a maggio 2011. Numeri a dir poco impressionanti, specie se si considera l’escalation di attacchi verificatisi ai danni di strutture critiche e sensibili da parte non più di singoli individui ma di veri e propri CLOUD organizzati di attaccanti. “Cittadini di Internet” è riuscita ad entrare in possesso di un rapporto completo che offre una visione esaustiva e drammatica del fenomeno degli attacchi ad applicazioni WEB in tutto il mondo: QUI IL RAPPORTO. I dati esposti nei grafici e nelle statistiche dimostrano l’entità del fenomeno; va inoltre sottolineato che i suddetti dati sono approssimati per difetto, mancando quelli relativi ad alcuni Paesi che non li hanno forniti o raccolti. In questo panorama di indifferenza più o meno diffusa, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, come annunciato ieri, si fa paladino di un’ iniziativa senza precedenti, allarmando il mondo intero sul crimine informatico nel cyberspazio. Le infrastrutture che sistematicamente vengono attaccate dai pirati informatici rappresentano spesso siti critici che dovrebbero essere primariamente posti a difesa dell’ intero sistema nazionale italiano, oltre che parte di quello europeo di nuova realizzazione, e che personalmente credo non manchino di mezzi e uomini quanto meno per salvaguardare se stessi. Il fenomeno va pertanto affrontato nella sua interezza e globalità partendo dalla consapevolezza che si tratti di una questione globale che può essere risolta solo con la cooperazione di tutti. La sempre maggiore potenza dei nuovi sistemi informatici ha determinato una sempre maggiore automatizzazione degli attacchi, il che richiede un più alto grado di esperienza, preparazione e attenzione da parte dei soggetti preposti alla protezione dei sistemi. Qualunque sito web, quale che sia il suo topic, è parte di un sistema e di una rete e deve quindi essere adeguatamente protetto. La Pandemia informatica che sta interessando la rete è un fenomeno che riguarda tutti i sistemi parte del web perché inevitabilmente interconnessi, e che pertanto devono essere preventivamente e singolarmente “VACCINATI”. Senza una adeguata vaccinazione gli attacchi si espanderanno come un virus pandemico fino ad attaccare tutta la rete. Ogni singolo sistema in rete è dunque responsabile della salute informatica dell’altro sistema.
Evidentemente l’ultima ondata di attacchi informatici ad obiettivi sensibili ha convinto il Presidente degli Stati Uniti della rilevanza del crimine informatico ma soprattutto della globalizzazione dello stesso fenomeno. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama fa appello alla collaborazione internazionale contro il crimine informatico. Lo ha ufficializzato in questi giorni in un documento redatto ad hoc che alleghiamo QUI, e il cui titolo, “Strategy to Combat Transnational Organized Crime“, non lascia dubbi di natura interpretativa. Complici i recenti attacchi informatici perpetrati ai danni del Pentagono, nonché i fatti di Norvegia, Obama deve essersi convinto dell’importanza della rete quale potenziale veicolo di criminalità, e della dimensione globale del fenomeno stesso. Non è un caso, d’altronde, se fino ad oggi l’amministrazione Obama aveva affidato il controllo della sicurezza ad un ente interno, il National Security Council (NSC) , mentre nelle pagine del documento sopracitato viene fatto esplicito riferimento alla Cybersecurity : “Cyberthreat is one of the most serious economic and national security challenges we face as a nation” (ovvero: “La minaccia informatica è una delle più serie sfide di sicurezza economica e nazionale che ci troviamo ad affrontare come nazione” ), e addirittura:“America’s economic prosperity in the 21st century will depend on cybersecurity” (ovvero: “La prosperità dell’America del XXI secolo dipenderà dalla sicurezza informatica”). E tuttavia sembra finalmente chiaro che il fenomeno non possa essere circoscritto ad una dimensione nazionale, ma che vada trattato in una prospettiva globale perché ha proporzioni globali, investendo l’intera comunità internazionale, non solo la sede nativa del fenomeno Internet, ossia gli Stati Uniti. “However, transnational criminal organisations have taken advantage of our increasingly interconnected world to expand their illicit enterprises,” ossia, spiega Obama: “Le organizzazioni criminali transnazionali hanno approfittato del nostro sempre più interconnesso mondo per espandere le loro azioni illecite”. Il crimine come Internet, dunque, rappresentano fenomeni che non potranno mai essere di competenza di un solo paese o di una sola area geo-politica del globo: lo aveva già capito il Pentagono, e per esso il dipartimento della difesa degli Stati Uniti, che già da tempo aveva iniziato a parlare di Cyber Warfare Strategy , predisponendo un’ apposita pubblicazione, che noi abbiamo raccolto, in cui si intuisce chiaramente come il cybercrime venga trattato come una questione comune, e non come una piaga di un solo Paese. Better late than never.
Grazie alla Collaborazione con l’amico Pino Bruno siamo in grado di riproporvi il filmato del profilo originale di Anders Behring Breivik su FB & Twitter che è stato censurato da YOUTUBE nel post precedente riportiamo l’intero articolo di PINO qui di seguito:
Era tutto lì, su Facebook, Twitter e YouTube. La polizia norvegese doveva soltanto impostare i tag di ricerca con le parole sensibili, per intercettare le intenzioni stragiste di Anders Behring Breivik. I profili del neonazista xenofobo sono stati rimossi dai social network subito dopo la carneficina, ma ormai era troppo tardi. Qualcuno è riuscito a filmare il contenuto delle pagine Facebook e Twitter di ABB, prima della cancellazione. Nel video – che vi propongo nel link qui sotto – scorrono post e commenti del pluriomicida. Il filmato non è nitido, ma il contenuto è comunque leggibile. E’ una prova inconfutabile della leggerezza dell’intelligence norvegese.
E’ dai tempi di Echelon che i servizi di sicurezza e le forze dell’ordine occidentali si affidano a software basati sull’identificazione di parole chiave (e loro varianti): “…data l’enorme mole di dati sorvegliata, impossibile da analizzare da parte di esseri umani, per intercettare i messaggi “sospetti” (inviati via e-mail, telefono, fax ecc.) viene utilizzato un sistema basato sull’identificazione di parole chiave e loro varianti, in grado anche di rintracciare l’impronta vocale di un individuo”.
Un esempio di come funzionava Echelon? Ecco le parole chiave cercate automaticamente dal software molti anni fa: FBI CIA NSA IRS ATF BATF DOD WACO RUBY RIDGE OKC OKLAHOMA CITY MILITIA GUN HANDGUN MILGOV ASSAULT RIFLE TERRORISM BOMB DRUG HORIUCHI KORESH DAVIDIAN KAHL POSSE COMITATUS RANDY WEAVER VICKIE WEAVER SPECIAL FORCES LINDA THOMPSON SPECIAL OPERATIONS GROUP SOG SOF DELTA FORCE CONSTITUTION BILL OF RIGHTS WHITEWATER POM PARK ON METER ARKANSIDE IRAN CONTRAS OLIVER NORTH VINCE FOSTER PROMIS MOSSAD NASA MI5 ONI CID AK47 M16 C4 MALCOLM X REVOLUTION CHEROKEE HILLARY BILL CLINTON GORE GEORGE BUSH WACKENHUT TERRORIST TASK FORCE 160 SPECIAL OPS 12TH GROUP 5TH GROUP SF.
I messaggi sospetti passavano poi alla valutazione degli analisti umani.
Gli sniffer digitali si comportano come segugi, sguinzagliati alla ricerca di tracce. In questo caso le impronte erano le parole farneticanti usate da Anders Behring Breivik nei suoi copiosi interventi sui social network. Insomma, la polizia norvegese non è stata capace di intervenire prima che fosse troppo tardi, pur avendo a disposizione tutti gli strumenti messi in campo dalla tecnologia.
Una lezione per tutti, perché i social network sono frequentati da una stragrande maggioranza di persone per bene, ma c’è anche qualche Anders Behring Breivik, da intercettare e neutralizzare in tempo.
E’ ovvio che la prevenzione deve essere attuata nel pieno rispetto dei diritti civili e non può in alcun caso diventare pretesto per intercettazioni illegali o per limitare libertà personale e di opinione. Nei paesi democratici, che pure hanno gli strumenti giusti per tutelare i cittadini e impedire abusi, il dibattito su un tema così delicato è sempre aperto.
Direi che in alcuni casi, approfittando di due importanti fattori, il primo legato alla personalità di questo tipo di individui che vogliono in un modo o nell’altro, molto spesso preventivamente, pubblicizzare quanto fanno nella loro sicurezza in se stessi ed il mezzo che usano si avvalgono di mezzi banali, come Facebook ad esempio. Come potrete vedere anche se cancellato da Internet il profilo originale del tizio ci è stato possibile recuperarlo oltre a queste scarne ma importanti informazioni ci sono on-line oltre 1500 pagine che descrivono minuziosamente quanto questo individuo aveva in mente di fare ed oggi, si sa non si scrive più con carta e penna, ma con un PC. Ben DUE ANNI di preparazione prove nella sua fattoria e l’acquisto di tonnellate di fertilizzante (Nitrato di Ammonio) dove sempre su Internet si trovano tutte le istruzioni su come miscelarlo per farne esplosivo. Non basta, adesso e solo adesso si scopre che aveva annunciato su Youtube cosa voleva fare ecco il video:
Quindi non solo l’uso di Internet che abbiamo visto in molti casi ed in questo post-evento, per scoprire cosa avesse in mente il soggetto Anders-Behring-Breivik, bensì preventivo, prima che un evento di queste dimensioni accada. Lo si è visto in molti casi in Italia, molto meno cruenti, vedi Scazzi, Melania Rea e la piccola Gambirasio, dove gli inquirenti a delitto compiuto si accorgono di Internet e quanto possa fornire di utile per le indagini, per non parlare poi degli ormai numerosi episodi di cui si fatto dei social network un mezzo di aggregazione per attività illecite come stupri di gruppo ed altro ancora , che danneggiano enormemente la reputazione del mezzo Internet dove spesso si confonde mezzo da persona fondendolo in tutto uno svilendo quella enorme conquista che è proprio Internet ed i sistemi di comunicazione: Allora perché non sfruttare Internet a scopo preventivo ? con le possibilità ed i mezzi che hanno i governi possono monitorare come e quando vogliono vaneggiamenti di pazzi scatenati come questo ed intervenire prima che accadono orrori così tremendi:
Ora ovviamente come sempre sono sorti su Facebook molti nuovi profili non originali è facile verificarlo basta digitare Anders-Behring-Breivik un mostro che genera un altri TAG MOSTRUOSI. Direi che ora ricostruire profili e fatti con quasi 100 morti non credo possa essere di utilità a nessuno tanto meno alle vittime
Che sia il gusto del proibito o la enorme appetibilità del mondo del Download multimediale, l’epopea di «btjunkie» sembra non avere mai fine. All’embargo imposto al sito di Torrent dalla magistratura cagliaritana ad aprile che aveva negato agli utenti italiani l’accesso al sito di download pirata, la “rete” aveva risposto con un sistema di bypass che consentiva di aggirare il blocco attraverso l’utilizzo di servizi proxitalia.com. Read more »
Si chiama “Poisonous Dahlia“, dal nome di una pianta velenosa, l’operazione repressiva avviata lo scorso aprile dalla magistratura sarda con il concorso della Guardia di Finanza di Cagliari per contrastare l’accesso al download pirata. Nello specifico, la magistratura cagliaritana aveva vietato l’accesso al sito e indagato due internet provider, Fastweb e Ngi, per aver omesso di bloccare tutti gli accessi alla piattaforma «btjunkie», uno dei più grandi supermercati abusivi di materiale multimediale. Read more »
A pochi giorni dalla pubblicazione, il nuovo Social Network Google+ ha già lanciato una nuova sfida all’antagonistaFacebook, la social-piattaforma fino ad oggi più navigata nel mondo. Dai piani alti di Google è stato infatti annunciato che subito dopo il 31 luglio di quest’anno tutti gli account privati presenti su Google+ verranno automaticamente cancellati dal server. Read more »
Il 12 luglio del 1561 veniva consacrata a Mosca la “Cattedrale dell’Intercessione della Madre di Gesù sul Fossato”, meglio nota al mondo come Cattedrale di San Basilio, per volontà diIvan IV di Russia (Ivan il Terribile), allo scopo di commemorare la presa diKazan’ ed Astrachan. Read more »
Dalle angherie contro i precari alle figuracce istituzionali. Il Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta continua a far parlare di sé, seppur con toni poco decorosi. La giornata di ieri lo ha infatti visto protagonista di un esilarante fuori-onda in occasione della presentazione della Manovra economica alla stampa da parte di Giulio Tremonti al Ministero dell’Economia in via XX Settembre. Read more »